Discorso ai Salsamentari

Buongiorno,
benvenuti e bentornati agli auguri di Natale dei Salsamentari.
Ringrazio il Presidente per affidarmi l’incarico di presentare anche quest’anno la storia della nostra compagnia ai presenti.

Sicuramente siete arrivati chiedendovi chi sono questi Salsamentari e perchè continuano a scassare l’anima coi salumi.

Il mio obiettivo, al termine di questa breve lezioncina, è di farvi essere orgogliosi di essere qui presenti. E di farvi guardare al prossimo anno con fiducia e devozione verso queste persone.

Guardiamo il nostro Gonfalone. Lo stemma del Comune di Bologna in basso. Siamo l’unica associazione a potersi fregiare dello stemma comunale nella propria bandiera.

Prima di tutto siamo bolognesi. L’apice della sua storia, Bologna lo vive nel Duecento. E’ la città turrita, come Dubai o New York oggi. Governata dai Professori dell’Università, è una città del progresso. In questo secolo il mondo si riversa a Bologna per apprendere. Pensiamo a Dante Alighieri. Qui nasce Guido Guinizzelli e la poetica del Dolce Stil Novo. Città d’arte, in cui diventa celebre la scuola di pittura bolognese. E’ la prima città che libera gli schiavi, con la proclamazione del Liber Paradisus. E’ una forza militare, cattura Re Enzo alla Fossalta, il figlio dell’Imperatore Federico II e lo tiene in prigionia fino alla morte. E’ la città che combatte Venezia sul suo terreno, ricordo le battaglie navali del 1270, per il dominio sulle saline di Cervia.

Il sale è tanto importante e in una città in fermento i professionisti dell’uso del sale, produttori di salumi e di formaggi dalla magica unione di carne suina e sale, latte e sale, i Salaroli, decidono di unirsi e creare un moderno Consorzio. Nasce nel 1242 l’Arte dei Salaroli con sede in vicolo Ranocchi.

Perchè rimangono nella storia i Salaroli? Qual’è il prodotto eccellente che vogliono tutelare?

La mortadella.

Immaginate che la sorella del Re Sole Luigi XIV scrive al fratello per ringraziarlo della mortadella regalatale e così gradita dal di lei marito.
Il papa muove i suoi ambasciatori per regalare mortadelle nelle corti d’Europa. In tutti i menù per quattro secoli la mortadella è il colpo di scena finale. La regina di tutti i salumi italiani.

A noi Salaroli si deve la prima certificazione italiana di un prodotto alimentare. Immaginiamo il primo Bollino CE della storia viene pensato dai Salaroli nel 1720 con l’ultimo dei Bandi Merlani. Ogni mortadella deve essere marchiata con un sigillo in cera di Spagna riportante il Marchio dell’Arte dei Salaroli. Che ne evidenzia la qualità. Una novità di portata storica mondiale. Capite perchè noi, qui oggi, che siamo eredi di quell’arte, sappiamo che ereditiamo un marchio che certifica la qualità del nostro lavoro.

Che oggi sta al centro della nostra bandiera, la coppa ricolma di sale per cui i bolognesi del 1200 hanno combattuto.

La Compagnia dei Salaroli è tanto importante che Napoleone entra a Bologna, la scioglie e si prende tutti i quattrini. 48mila bolognini d’oro, nel 1796 sono un sacco di soldi.

Arriva l’Unità d’Italia e con l’unità parte una seconda epoca d’oro della città di Bologna. Il fermento è ancora una volta promosso dall’industria alimentare.
La mortadella porta la prima affettatrice meccanica della storia, la prima macchina  a vapore per l’industria alimentare italiana, il primo packaging. Meccanica, alimentare e packaging sono ancora industrie trainanti dell’economia bolognese e hanno origine dall’intuito e la voglia di impresa dei mortadellai del 1870. I produttori di mortadella del 1870 si chiamano Forni, Nanni, Colombini, Lanzarini, Zappoli. Sono i fondatori della Mutua Salsamentari, o meglio coloro che fanno rinascere l’Arte dei Salaroli.

L’industria salumiera impiega 10mila persone. I Salsamentari capiscono nella progressista Bologna che questi operai necessitano di una previdenza sociale. Pertanto la Salsamentari si struttura come un Mutuo Soccorso. Elargiscono una pensione ai salumieri malati, alle vedove di guerra, promuovono borse di studio per i figli dei salumieri. Ristrutturano piazze e statue, celebrano le feste con balli goderecci infiniti.

Si divertono e fanno del bene. Il presidente onorario perpetuo è Umberto I Re d’Italia, marito della celebre Regina Margherita, e per questo in alto nel nostro Gonfalone abbiamo lo stemma dei Savoia.

La storia dei Salsamentari continua fino ad oggi. Siamo oltre cento soci, negozianti, salumieri, allevatori, casari, affinatori di formaggio, pensionati, appassionati.
Oggi abbiamo iniziato un percorso per dare vita a una Scuola di Salumeria che trasmetta lo STILE SALSAMENTARI. L’orgoglio di lavorare nella città del cibo e di fare parte di una compagnia che si avvicina agli 800 anni di storia. Vogliamo riportare l’uomo e il sapere fare bene al centro del discorso. Vogliamo mantenere e promuovere una cultura e una sapienza.

Spero con questa breve lezione di avere chiarito ai nuovi il motivo della nostra presenza. Di averli incuriositi. E di avere rinforzato l’orgoglio e i senso di appartenenza dei nostri soci.

Grazie,
Davide Simoni